Fammi, presto, una carezza, e svegliami amore 25 6 04 h 7.45 Cosi' persa, tra coperte di cielo nuvole cirriformi e oblio danzano sul petto fra battiti disordinati a cuore aperto nell'amaca sorretta da raggi di sole. La tempesta fagocita le stelle brune, precipita il tempo greve del presente in discesa agli inferi, e via lontanto dal paradiso latteo toccato ieri ora declino e riposo del ricordo. Vento ascolta la mia preghiera sono come una cicala d'estate e mi disseto rannicchiata dentro una foglia di luce, inebriata da quel profumo d'amore, persa dentro le ombre che s’affacciano che vogliono con un latrato intimorirmi. No, io amo! Vivo d'amor per lui! I giunchi s’allineano lungo la sponda e madidi flettono come la spiga di grano. Oro, e solo oro io vedo inondare questo tappeto d'erba silenzioso fra i pensieri, e nel greto s'accovaccia ancora la nostra notte pronta a rinascere un altra volta, e un altra volta ancora. Dov'e' che dormi, voglio svegliarti e, ti vedo, allargando il mio palmo di mano. Cos'e' ieri, se non un feretro che passa con i nostri ricordi stesi all'aria. Dispersi e complici quei baci rubati sotto l’irruenza dei nostri abbracci e gli sguardi e i respiri e tu. S'abbevera l'oblio che non vuol divenire passato e lontananza del distacco. Chiedo al sole di potermi stringere fra le fiamelle del suo rosso calore, chiedo alla vista di poter costruire la nicchia speciale in cui posso osservarti. Perche', perche' la notte non cessa? Perche' le mura cingono mani disgiunte dal bieco ghigno del buio? Occhi non datemi fumo, voce non datemi il suono muto. Io devo cibarmi, delle sue parole mi nutro. Io devo vedere, del suo sguardo vivo. Togli la polvere degli astri defunti non piange nulla, ormai, sotto la tomba di pietra mille le lacrime diventate fiume. L'assenza e' condanna, come l'eclissi di sole. Oh, il nostro amore e' questa corda tesa che ci unisce, ci lega e ci ferisce. Il silenzio e’ l’ambasciatore di questa pena fammi, presto, una carezza, e svegliami. Roberta Vasselli Venezia, 25 Giugno 2004